7.24.2006

Radiohead - Hail to the thief (2003, Parlophone)

Dopo gli estremi raggiunti con la coppia "Kid a"/"Amnesiac" i ragazzi di Oxford fanno un parziale passo indietro in quanto a sperimentalismi elettronici per tornare a privilegiare la forma canzone in quello che da molti è visto come un concept album (teoria da condividere anche per la presenza di un doppio titolo per ogni pezzo) contro il presidente degli Stati Uniti (che dovrebbe essere il ladro a cui fa riferimento il titolo) e la società americana tutta. In effetti le sperimentazioni più azzardate si trovano negli arrangiamenti di "Sit down. Stand up.", "Backdrifts" e "The gloaming", che sono comunque delle vere canzoni; all'estremità opposta si collocano le più classiche "Go to sleep", "There, there", "Scatterbrain", "2+2=5" e "A punchup at a wedding". In mezzo ci sono "Sail to the moon" (ballad che ricorda i tempi di "Ok computer" con una spruzzata di "Amnesiac"), "We suck young blood" (epico ultra-lento sofferto e trascinato), "I will" (ninna-nanna corale accompagnata solo da una chitarra) e la conclusiva "A wolf at the door". A fine ascolto rimane una spiacevole sensazione di qualcosa che manca rispetto ai cinque dischi precedenti, che comunque non intacca coerenza, professionalità e bravura della band.

7.5/10

Highlights: 2+2=5, Sail to the moon, Backdrifts, We suck young blood, The gloaming, I will, Scatterbrain.

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