5.18.2015

Francesca Belmonte - Anima (2015, False Idols)

Da qualche tempo Francesca Belmonte è il featuring preferito di Adrian Thaws; oggi i ruoli si invertono, e tocca allo stesso Tricky arrangiarle l'album di debutto e pubblicarlo sulla label di casa - la False Idols. Il risultato della già rodata collaborazione è un disco assolutamente in linea con le previsioni: melodie sussurrate e un alone di oscurità si fondono a celebrare il mito del trip-hop - più che un genere un'attitudine - che scorre nelle vene di entrambi. Episodi come "Brothers & sisters", "Daisy" "Fast" e "Lying on the moon" iniettano un po' di energia nel contesto, "Joker" devia leggermente puntando su uno swing jazzy, "Come take" sorprende con un marcato gusto r&b. Sarebbe sbagliato etichettare "Anima" come una semplice operazione nostalgia. Negli anni il trip-hop è stato dato per morto una dozzina di volte: ma è soprattutto grazie a gente come Adrian Thaws e Francesca Belmonte che ora riesce ad allinearsi con i tempi moderni senza contraddire i principi di Bristol. Well done.

8/10

Highlights: 
Hiding in the rushes, Stole, Keep moving, walk with you, Brothers & sisters, Come take, Your sons, Are you.

5.05.2015

Mumford & Sons - Wilder mind (2015, V2)

Il rischio è di quelli enormi: l'equivalente di recidere con un colpo secco il cordone ombelicale che lega Marcus Mumford & Soci al proprio passato. Un passato di grande e fulmineo successo, frutto di scelte quantomeno bizzarre o comunque fuori contesto rispetto ai costumi della scena rock – come l'implementazione di strumenti acustici fuori moda e fuori dal tempo (vedi il banjo) e l'utilizzo con il contagocce della batteria (sostituita da infiniti strati di suoni a elevare l'impatto ritmico dei brani). Diciamolo senza tante esitazioni: qui il quartetto di Londra si standardizza. L'ascolto del singolo Believe aveva già messo in chiaro la situazione, confermata in maniera convinta dalle confessioni dei ragazzi sul fatto che tale strada fosse ad oggi l'unica percorribile dalla band. La loro speranza è che il cambio radicale di stile non venga frainteso: guai a pensare che sia stata una mossa pianificata per occupare un posto ancora più rilevante nella scena mainstream. E in effetti un argomento che gioca a loro favore è sotto gli occhi di tutti: i Mumford & Sons nelle grazie degli ascoltatori di mezzo mondo ci erano già entrati da un pezzo, e percorrendo una via tutt'altro che scontata. Dunque quale bisogno potevano avere di ricercare un suono più facilmente assimilabile dal grande pubblico? Probabilmente nessuno. Ciò detto, è quasi pleonastico affermare che una buona fetta dei fan della vecchia guardia avranno qualche esitazione a riconoscersi in un disco che – nel bene, nel male o nell'indifferenza – coglie alla sprovvista. Fortuna che al banco del mixer si siede un personaggio che ne sa parecchio. Quel James Ford (ex Simian e adesso metà dei Simian Mobile Disco) fedelissimo di Alex Turner. Un musicista giovane, eclettico e moderno. Ebbene, i Mumford farebbero bene a tenerselo stretto; perché per quanto le melodie di "Wilder mind" non siano affatto da buttare, il vestito che James confeziona è inattaccabile e diventa l'armatura impenetrabile di un lavoro che avrebbe potuto causare più danni che benefici. Il risultato è che - pur risultando per ovvie ragioni meno intrigante di "Sigh no more" e "Babel" - "Wilder mind" alla fine se la cava: inciampa in un paio di episodi tiepidi (come la title track), ma tra ballad gentili ("Cold arms", "Broad shouldered beasts"), mezzi tempi leggeri ("Just smoke") e brani decisamente più energici ("Tompkins square park", "The wolf", "Only love") scorre piacevole. Niente miracoli, ma nemmeno condanne senza appello: e dati i presupposti, c'è di che gioire.

7.5/10

Highlights: 
Believe, Just smoke, Monster, Snake eyes, Broad-shouldered beasts, Ditmas, Only love.

5.02.2015

Karin Park - Apocalypse pop (2015, State Of The Eye)

Il quinto disco della modella svedese/norvegese conta su linee melodiche vincenti e una produzione solida e ispiratissima. Industrial-pop capace di spingere ("Look what you've done") e rallentare ("Opium"), di sfregiare (Life is just a dream") e di carezzare ("Human beings"). Riserva sempre un posto in prima fila alle emozioni, mantiene una coerenza tutt'altro che scontata e riesce ad essere raffinato e al contempo estremamente accessibile.

8.5/10

Highlights: 
Tutto.