10.30.2012

Smashing Pumpkins - Oceania (2012, Martha's Music)

Chi avrebbe scommesso sugli Smashing Pumpkins dopo il mezzo-fallimento di "Zeitgeist"? Già ai tempi dell'insipido album del ritorno (era il 2007) della formazione originale rimanevano solo Corgan e Chamberlin. Prima di "Oceania" il poco trattabile Billy Corgan ha licenziato pure il batterista, ha formato una nuova band (Spirits In The Sky) e poi ha deciso di proseguire il percorso degli Smashing Pumpkins reclutando ufficialmente il batterista ventenne Mike Byrne al fianco di Jeff Schroeder (chitarra) e Nicole Fiorentino (basso). Miracolo: gli Smashing Pumpkins sono letteralmente resuscitati. Dalla splendida apertura di "Quasar" (non è una bestemmia paragonarla a un altro incipit memorabile come "Cherub rock") a un singolo forte ed elegante come "The celestials", dalle ispiratissime "Violet rays" e "Pinwheels" alle gloriose "My love is winter" e "One diamond, one heart", dalla dolcezza di "Pale horse" ai nove strabordanti minuti della title-track.

8.5/10

Highlights: 
Tutto.

10.25.2012

Muse - The 2nd law (2012, Warner)

Fermi tutti: c’è il nuovo dei Muse. Quelli che sono in tre ma sembra che suonino in otto, quelli che dovevano diventare i nuovi Radiohead e poi no, quelli che hanno preso per i fondelli la Ventura a “Quelli che il calcio” perché rifiutavano il playback e allora hanno deciso di scambiarsi i ruoli. Quelli bravi ma un po’ spacconi, che danno titoli pomposi ai loro dischi ("Origin of symmetry", "Black holes and revelations", "The resistance"). Quelli alternativi per indole, che a furia di sperimentare e azzardare dividono fan e critica, ma riescono comunque a rimanere un punto fermo della musica di oggi. Il sesto album in studio di Matthew Bellamy, Chris Wolstenholme e Dominic Howard è qui, e come al solito si tratta di un lavoro sotto molti aspetti non facile da analizzare. Per esempio sarebbe interessante soffermarsi sulla copertina che raffigura la mappa di un cervello umano (presa in prestito dal progetto Human Connectome che punta ad analizzare le connessioni neurali attraverso colori al neon) o tentare di capire la relazione tra i testi delle canzoni e il titolo del disco (che si riferisce al secondo principio della termodinamica); ma personalmente di scienza e fisica non ci ho mai capito una mazza, e comunque c’è talmente tanto da dire sulla loro musica che avventurarsi in ulteriori analisi metaforiche richiederebbe un lavoro a parte. Che musica sia, dunque; e pronti via - alla faccia dell’ambizione - i Muse ci sbattono in faccia una suite. E’ solo l’inizio, ma assume subito i contorni di una dichiarazione d’intenti ben precisa, che il trio nel tempo ha ribadito spesso con i fatti: loro fanno esattamente quello che vogliono. Si possono permettere di scrivere un pezzo eroico per le olimpiadi di Londra con un testo spudorato tutto orgoglio e onore, e poi decidere che il ruolo di secondo singolo spetti a "Madness", un brano che è una follia di nome e di fatto. Voce completamente pannata a destra che s’incanta su una sillaba mentre un basso elettronico strizza timidamente l’occhio al dubstep, batteria di plastica un po’ hip hop, arrangiamento minimale; solo al terzo minuto il pezzo prende una forma più consona a un passaggio radiofonico – cosa a cui evidentemente non danno tutta questa importanza, come invece accade per molte altre band pop-rock. Che caratterino i Muse: la loro determinazione nel volere dettare le regole – e non seguirle – è sempre stata lodevole. Capita quindi – come se niente fosse - che in due canzoni la voce di Matthew sia sostituita da quella di Chris (il bassista). Non vi preoccupate se ascoltando "Save me" e "Liquid state" fate fatica a riconoscerli: è tutto pianificato, è proprio quello che vogliono loro. Se la cosa vi disorienta potete sempre trovare rifugio nella sobrietà delle innocue (innocue, non brutte) "Explorers" e "Animals", e ritroverete le sonorità che avete imparato a conoscere e apprezzare. Se siete tra quelli che non hanno gradito l’olimpica Survival perché troppo “commerciale”, l’invito è quello di evitare accuratamente "Panic station", che con il suo istinto disco-funk non mancherà di provocare infinte conversazioni a colpi di commenti su youtube. Infine, se vi sono venuti i brividi quando Bellamy e soci hanno dichiarato pubblicamente che il nuovo album sarebbe stato influenzato anche da quel teppista sonoro che risponde al nome di Skrillex fareste meglio a stare alla larga da "Follow me" e soprattutto da "Unsustainable", perché lo shock potrebbe essere fatale. Se invece adorate i Muse e non avete paura di niente siete fortunati: vi godrete appieno un altro ottimo lavoro di una delle band da stadio più audaci dei nostri tempi.

8.5/10

Highlights: 
Tutto.

10.23.2012

Chrome Canyon - Elemental themes (2012, Stones Throw)

Trip cosmici e lamenti post-disco da applausi.

8/10

Highlights: 
Beginnings, Legends, Generations, Chasing the dead, Memories of a scientist, Signs from an old world, Carfire on the highway.

10.16.2012

Breakbot - By your side (2012, Ed Banger)

Il french touch di Thibaut Berland applicato alla nu-disco si rivela una formula vincente; e anche le escursioni soul ("The mayfly and the light") convincono.

7.5/10

Highlights: 
Fantasy, One out of two, By your side (part 2), The mayfly and the light, Easy fraction, Baby I'm yours, Why.

10.10.2012

Counting Crows - Underwater sunshine (or what we did on our summer vacation) (2012, Universal)

O anche: come riuscire a produrre un disco di cover senza essere banali e impossessandosi dell'anima delle canzoni scelte. 

7.5/10

Highlights: 
Unititled (love song), Start again, Meet on the ledge, Coming around, All my failures, Four white stallions, Borderline.

10.07.2012

Example - Playing in the shadows (2011, Ministry Of Sound)


Se proprio dance spudorata dev'essere, allora che sia fresca a livello di suoni e curata melodicamente.

8/10

Highlights: Skies don't lie, Stay awake, Changed the way you kissed me,  Natural disaster, Never had a day, Under the influence.

10.03.2012

Paloma Faith - Fall to grace (2012, RCA / Sony)


Dalle maestose ballate piano e voce "30 minute love affair" e "Agony" all'incisivo synth-pop di "Blood, sweat & tears", il secondo lavoro in studio di Paloma Faith conferma il talento della ventisettenne inglese, capace di scrivere pezzi melodicamente consistenti e dagli arrangiamenti classici ma efficaci.

8/10

Highlights: 30 minute love affair, Just be, Blood sweat & tears, Beauty of the end, When you're gone, Agony, Let your love walk in.