Marco Rigamonti
Tutta la musica che mi circonda.
7.06.2009
6.28.2009
6.23.2009
Moby - Wait for me (2009, Mute)
La prima solare certezza che emerge dall’ascolto del nuovo disco di Moby è che le compagnie telefoniche non faranno a pugni per aggiudicarsi un suo singolo da accostare a qualche spot televisivo (c'è chi odia ancora "Lift me up" a causa di un numero sproporzionato di passaggi pubblicitari nel 2005). La seconda è che se lo scopo del “piccolo idiota” era quello di scrivere della musica bella senza curarsi delle leggi del mercato e affrontando la faccenda in maniera “casalinga” e naturale l’obiettivo è raggiunto con una certa classe. "Study war" e "Pale horses" confermano la sua splendida e ormai celebre semplicità di scrittura, un misto di spontaneità e anni di esperienza in studio di registrazione. C’è anche il gusto di andare a cercare ispirazione nel passato (“perché i dischi moderni sono a volte talmente brillanti e tirati a lucido che rischiano di perdere qualsiasi tipo di umanità”); e così la voce della 26enne di Los Angeles che canta "Walk with me" viene processata e a lavoro ultimato suona come un campionamento di un pezzo folk anni 50. Ci sono dei frammenti magici e ariosi come la strumentale "Scream pilots" e la corale "A seated night" e momenti più oscuri come il supposto singolo "Shot in the back of the head" e l’inquietante "Ghost return" (entrambe estremamente Lynch-iane). C’è la dolce malinconia di brani come "Hope is gone" e "Jltf", che sono si i tipici pezzi che ti aspetti da Moby, ma sono anche davvero toccanti e di una bellezza rara. Le compagnie telefoniche cercheranno sicuramente altrove, ed è una gioia potere affermare che questo album brillerà di una luce tutta sua.8/10
Highlights: Pale horses, Shot in the back of the head, Study war, Walk with me, Jltf, Wait for me, Hope is gone, Isolate.
6.22.2009
Depeche Mode - Sounds of the universe (2009, Mute)
I quattro anni che dividono "Playing the angel" (2005) da "Sounds of the universe" sono letteralmente imbottiti di ristampe aggiornate, edizioni limitate, registrazioni live e greatest hits; i Depeche Mode non hanno rivali quando si tratta di curare il proprio marchio e mantenere alta la tensione anche quando di nuovo c’è poco o niente. Ecco, se c’è una cosa certa, lampante e poco discutibile è la pressoché totale mancanza di novità a livello sonoro o melodico di questo nuovo lavoro, il dodicesimo album in studio della loro lunga e fortunata carriera. Perché chi ha imparato a conoscerli si sarà stancato del singolo Wrong (pezzo che riesce ad annoiare anche in 3 miseri minuti di durata) dopo una manciata di passaggi in radio; senza dubbio sanno fare di meglio. Volete mettere la goduria che si prova ascoltando un capolavoro come "Little soul" (strofa trascinata quasi Alice In Chains annegata in un contesto dark fiabesco con tanto di illuminante riff di chitarra a fare capolino nel finale)? O il synth-rock gommoso di "Fragile tension"? O il respiro lento e delicato di "Jezebel"? O la semplicità brillante di un affresco di tipico stampo Gore come "In sympathy"? Se poi Dave Gahan oltre ad offrire una prestazione vocale ai limiti della perfezione scrive anche tre pezzi che centrano l’obiettivo ("Miles away" su tutti) si può ragionevolmente parlare di stato di grazia. Dopotutto perché pretendere qualcosa al di fuori dagli schemi da chi l’ha già fatto (e molto bene) in passato? Perché aspettarsi qualcosa di diverso da una band che è continuamente citata e a volte addirittura saccheggiata per quello che ha combinato in quasi trent’anni di musica? Un disco adulto, coerente ed estremamente lucido, nonchè ottimo biglietto di presentazione per riempire gli stadi di tutto il mondo.8/10
Highlights: In chains, Fragile tension, Little soul, In sympathy, Come back, Miles away, Jezebel.
6.02.2009
Silversun Pickups - Swoon (2009, Dangerbird)
Con i Silversun Pickups non esistono molti compromessi: si odiano o si amano. Chi dopo avere ascoltato l'esordio "Carnavas" li aveva accusati di essere una copia dei primi Smashing Pumpkins non si ricrederà affatto ascoltando "Swoon"; chi invece aveva colto i palesi riferimenti a Corgan e soci e lo trovava un doverso tributo ad un gruppo che ha dato tanto alla scena alternativa americana negli anni 90 rimarrà molto soddisfatto della seconda prova della band di Los Angeles. E' molto raro che un loro pezzo miri dritto in una direzione, visto che la loro bravura sta proprio nel contrario: lasciare fluttuare le note nell'aria all'infinito. Questo spiega la mancanza di veri singoli, pro e contro di un disco da ascoltare assolutamente d'un fiato e da assimilare lentamente per raggiungere il massimo del godimento.8/10
Highlights: There's no secret this year, The royal we, Growing old is getting old, Sort of, Catch & release.
5.24.2009
Lily Allen - It's not me, it's you (2009, Regal)
Lily potrà essere ammiccante e provocatoria oltre i limiti. E' strafottente e scrive dei testi che neanche la più irritante delle teenager potrebbe partorire. Ma musicalmente ci siamo eccome, con la mano di Greg Kurstin a benedire questo disco squisitamente retro e candidamente pop. Rispetto a "Alright, still" la direzione è un'altra, ma la qualità resta intatta.7.5/10
Highlights: Everyone's at it, The fear, Not fair, 22, Who'd have known, Chinese.
5.22.2009
U2 - No line on the horizon (2009, Universal Island)
Contro ogni pronostico. Contro quel trend tutto sommato negativo che aveva accompagnato gli U2 nell'ultimo decennio e che lentamente li stava trascinando sotto terra. Quando meno te l'aspetti, quando la gestazione dell'album incontra diverse difficoltà (incluso il cambio in corsa nella produzione) ecco che loro si rialzano e sfornano un disco memorabile. "No line on the horizon" condensa tutto il meglio che Bono e soci hanno saputo offrire nella loro trentennale carriera, con una sicurezza e una maturità inattaccabile; le inevitabili ferite del tempo che avanza sembrano cristallizzarsi a favore di un ritrovato entusiasmo e di una rinnovata ispirazione, elemento fondamentale che alla band di Dublino mancava da troppi anni. La title track apre, ed è un momento semplice, rilassato e splendidamente efficace; subito dopo arriva un inno glorioso del calibro di "Magnificient", che risplende di orgoglio e rinverdisce lo spirito di brani come "Where the streets have no name" e "Sunday bloody sunday". I successivi sette minuti e mezzo sono un viaggio con Eno al volante e Bono a impreziosire con una prestazione speciale la fragile aura di "Moment of surrender": brividi. "Unknown caller" e "I'll go crazy if you don't go crazy tonight" sono brani diretti e radicalmente U2, il primo singolo "Get on your boots" in partenza disorienta per poi abbracciarti con la sua forza pop; "Stand up comedy" è l'episodio più funk dell'album e funziona a meraviglia, "White as snow" coccola a mo' di ninna nanna e la chiusura composta da "Breathe" e "Cedars of Lebanon" è sincera ed emotivamente fortissima. Ci voleva.8/10
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