3.28.2011

Verdena - Wow (2011, Universal)

Ogni qualvolta ci si trova di fronte ad un album doppio la domanda è lecita: c'è abbastanza ispirazione per riempire due cd come si deve? C'è abbastanza voglia? Ci sono abbastanza idee? Altrochè. Qui dentro ci sono talmente tanti spunti che di cd se ne potevano riempire tre. "Wow" è un'esplosione di emozioni. Un eccitante compendio di cinquant'anni di rock, senza per questo essere retrò. "Wow" racchiude in sè la voglia di forzare schemi e limiti, per concepire qualcosa di universale e pieno. E' una dimostrazione di estrema maturità. E' un gioco continuo, dove però non si scherza. "Wow" è una dichiarazione d'indipendenza bella e buona, dove quello che conta - sembra incredibile - è la musica, non il contorno. Ventisette pezzi dal sapore agrodolce che partono da Seattle (è cosa nota, no?) per dipanarsi in mille direzioni, tra repentini cambi di ritmo e rischiose digressioni, arrangiamenti concettuali e testi criptici, psichedelia e distorsioni, energia e malinconia. Come fregarsene di tutto e di tutti e scrivere un disco memorabile in Italia nell'era dell'mp3. Lucida follia.

9/10

Highlights: Tutto.

3.27.2011

Clara Moto - Polyamour (2010, Infinè)

Dall'Austria con intelligenza, eleganza e una certa profondità.

7.5/10

Highlights: Alma, Deer and fox, Glove affair, Three minutes (revisited), Silently.

3.26.2011

Florence + The Machine - Lungs - The b-sides (2010, Universal)

Come quando apri le tende e fuori è primavera.

8/10

Highlights: Swimming, Heavy in your arms, You've got the dirtee love, Falling, Addicted to love, Bird song, Hardest of hearts.

3.21.2011

Fujiya & Miyagi - Ventriloquizzing (2011, Full Time Hobby)

Il disteso kraut-funk che ti aspetti dalla band inglese.

7/10

Highlights: Ventriloquizzing, Sixteen shades of black and blue, Taiwanese roots, Yoyo, Minestrone.

3.20.2011

Radiohead - The king of limbs (2011)

L'ammissione "Ok, computer" risale ormai al lontanissimo 1997. Il nostro è stato un ragionamento molto semplice: come rock band abbiamo scritto un disco importante come "The bends". Non avremmo potuto fare di meglio con tastiera, chitarra, basso e batteria. Computer, abbiamo pensato che forse con te saremmo riusciti a migliorarci. E migliorarci non nel senso popolare del termine: la massa, si sa, comprerebbe una fotocopia di "The bends" ogni due anni, magari anche ogni sei mesi. Bastava poco per mantenere una forte credibilità pop e continuare a vendere: chiedete agli Oasis. Ma perchè sprecare tempo prezioso a riproporre melodie cristalline arrangiate in maniera inappuntabile quando esiste la possibilità di andare oltre sfruttando il mistero della cosiddetta "perfetta imperfezione"? Bisogna essere dei geni per dare un senso al caos nel mondo matematico della musica: se non stai attento, l'ordine tende sempre a riemergere. E' la sfida che abbiamo lanciato con "Kid a" e "Amnesiac" all'inizio del nuovo secolo. "Hail to the thief" è stato un tentativo, a ben pensarci azzardato e comunque prematuro, di raggiungere la nostra personale definizione di equilibrio. E' andata molto meglio con "In rainbows", considerando anche il fatto che per quei dieci pezzi non vi abbiamo chiesto una lira: abbiamo pensato che fosse più giusto rimetterci al vostro giudizio. Noi rimaniamo convinti del fatto che forse perseverando un giorno riusciremo a trovarlo quell'equilibrio. E "The king of limbs" è parte integrante del nostro processo di crescita. Facciamo un patto: se avete voglia di metabolizzare frasi spigolose e ritmiche ostiche cliccate su "Bloom" o "Feral". Se vi mancano i Radiohead dolci e diretti dei primi tempi andate dritti in fondo al disco, in zona "Codex" o "Give up the ghost". Se invece volete qualcosa che sia melodico ma comunque non troppo facile da digerire allora puntate su "Lotus flower", "Little by little" o "Morning Mr. Magpie". E ricordatevi che se qualcosa proprio non vi piace potete sempre cancellarlo dal vostro hard disk: è gratis.

8.5/10

Highlights: Morning Mr. Magpie, Little by little, Lotus flower, Codex, Give up the ghost.

3.18.2011

Anna Calvi - Anna Calvi (2011, Domino)

Una voce intrigante e misteriosa come la notte. Una scrittura classica e diretta ma a suo modo elaborata. Degli arrangiamenti che alternano momenti di intimo romanticismo a climax emotivamente intensi. E una vena artistica meravigliosamente cinematica. Al di là di ogni considerazione riguardante citazioni e somiglianze, se hai un cuore non può che portarti via.

8.5/10

Highlights: Tutto.

3.02.2011

Lcd Soundsystem - This is happening (2010, Dfa)

Negli anni veloci e di internet il giudizio di un album è dato dalla formula ax = b (dove "a" è il valore effettivo, "x" rappresenta l'hype e "b" il risultato finale). E' solo con il passare degli anni che si può stimare con precisione il peso del coefficiente "hype". Nel caso di James Murphy sembra proprio che quella "x" tenda verso un semplice ed insignificante 1. Se volevate una hit cercatela nella frenesia rock'n'roll molto Beach Boys di "Drunk girls", o nell'andamento 'eroico' di "All I want" (dove ogni riferimento a David Bowie è assolutamente voluto). Forse la troverete in mezzo alle onde post-disco di "I can change", o magari nell'istinto percussivo di "Pow pow". Se non doveste trovarla, invece...onestamente: chissenefotte.

8.5/10

Highlights: Tutto.

2.19.2011

Gang Of Four - Content (2011, Yep Roc Records)

Sedici anni dopo l'ultimo "Shrinkwrapped", il ritorno di una delle band più influenti della scena rock alternativa degli ultimi 30 anni.

7.5/10

Highlights: Who am I?, I can't forget your lonely face, You'll never pay for the farm, I party all the time, A fruitfly from the beehive, Second life.

2.17.2011

Karen Elson - The ghost who walks (2010, XL / Third Man Records)

A volte le facili illazioni soccombono al merito. Karen Elson è una modella, ma sa cantare - e anche bene. Dal 2005 è felicemente sposata con Jack White, ma le canzoni di "The ghost who walks" non le ha scritte lui; il lavoro più duro di Jack è stato quello di convincerla a mettersi alla prova con un disco, per poi occuparsi della produzione (e della batteria, ovviamente). Ben radicato nella tradizione folk americana, l'album predilige tinte notturne e incanta con un suono d'altri tempi e melodie senza tempo.

8/10

Highlights: The ghost who walks, The truth is in the dirt, Pretty babies, 100 years from now, The last laugh, Mouths to feed.

2.15.2011

No Age - Everything in between (2010, Sub Pop Records)

Noise pop che ondeggia tra spleen Newyorkese anni 80 e grandi surfate punk: furbo, ma accattivante.

7.5/10

Highlights: Life prowler, Glitter, Common heat, Skinned, Valley hump crash, Positive amputation, Chem trails.

2.07.2011

Caro Emerald - Deleted scens from the cutting room floor (2010, Grandmono Records)

Una ricetta molto in voga negli anni 90 (US3, De-Phazz, Blue Boy) che ritorna con uno spiccato accento swing e grande appeal pop; niente di innovativo, ma la produzione è vincente e le melodie azzeccate.

8/10

Highlights: That man, Just one dance, Back it up, The other woman, Dr. Wanna Do, I know that he's mine, A night like this.

2.06.2011

Janelle Monàe - The ArchAndroid (2010, Bad Boy Entertainment / Wondaland)

SoulFunkAnarchia.

8/10

Highlights: Faster, Locked inside, Sir Greendown, Cold war, Tightrope, Oh maker, Mushrooms & roses, Babopbyeya.

1.30.2011

Blonde Redhead - Penny sparkle (2010, 4AD)

Sfocate, sullo sfondo, la chitarra e la rabbia. Il primo piano oggi è tutto per tastiere sintetiche e sogni pop di una certa classe.

8/10

Highlights: Here sometimes, Not getting there, Will there be stars, Love or prison, Everything is wrong, Black guitar.

1.29.2011

Drake - Thank me later (2010, Young Money Entertainment / Cash money Records)

Hip-hop lento e astratto impreziosito da colpi di genio in stile Kanye West.

7.5/10

Highlights: Fireworks, Karaoke, The resistance, Over, Shut it down, Find your love.

1.21.2011

Grinderman - Grinderman 2 (2010, Mute / Anti-)

Il ritorno del lato oscuro di Nick Cave, con tanto di ululati e biascichi; blues maledetto per anime tormentate.

7.5/10

Highlights: Mickey Mouse and the goodbye man, Worm tamer, When my baby comes, Evil, Palaces of Montezuma.

1.18.2011

Antony And The Johnsons - Swanlights (2010, Secretly Canadian / Rough Trade)


Se i dolci lamenti dell'opener "Everything is new" mettono i brividi, la struggente semplicità di "The great white ocean" frantuma il cuore. E che dire dell'imponente teatralità di "Ghost", dei toni tremolanti e cupi della title-track, della fragile intimità di "The spirit is gone"? C'è anche una convincente apertura soul ("Thank you for your love") e un incantevole duetto con Bjork ("Fletta"). Fiabesco e ammaliante.

8.5/10

Highlights: Tutto.

1.17.2011

M.I.A. - /\/\ /\ Y /\ (2010, XL)

Tagliente, tamarra e rumorosa al punto giusto.

8/10

Highlights: Xxxo, Lovalot, Story to be told, It takes a muscle, It iz what it iz, Tell me why, Space, Internet connection.

1.15.2011

Delphic - Alcolyte (2010, Chimeric)

Sontuoso rock elettronico di stampo ultra britannico (a suo modo) progressivo e quando vuole epico.

8.5/10

Highlights: Tutto.

1.14.2011

Bran Van 3000 - The garden (2010, Audiogram)

E' davvero un peccato che i Bran Van 3000 non siano più riusciti a trovare gli applausi che meritano dopo "Drinkin' in L.A.". Si parla di ben quattordici anni fa, e quel brano sembra essersi cristallizzato nel tempo: anche se lo ascolti oggi in mezzo a pezzi che dovrebbero appartenere ad un'altra epoca suona fresco e illuminante. E dire che dopo il disco di debutto ("Glee") avevano partorito un brillante "Discosis" (2001), che oltretutto conteneva un inno come "Astounded", troppo presto dimenticato e buttato in soffitta senza la giusta considerazione. "Rosè" del 2007 aveva confermato il loro eclettismo, ma mancava la scintilla: dopo 6 anni di silenzio si poteva forse pensare ad un inevitabile declino. Invece no. Perchè ora il collettivo canadese ritorna più in forma che mai con un album che va a toccare tutte le corde giuste: ci sono le dosi opportune di funk ed euro-pop che si mescolano alla perfezione nel singolo "Grace", c'è l'intimità acustica di "Garden waltz" e "Oui got now", la schizofrenia di "You too" e "This day", il sound cheesy solo splendidamente sfiorato da "Jahrusalem", "La dolce vita" e "Saltwater cats". Vario ed elegantemente pop.

8.5/10

Highlights: Garden waltz, Oui got now, You too, Grace (love on the block), World party, This day, Journey, Stillness, Saltwater cats.

1.13.2011

Andreya Triana - Lost where I belong (2010, Ninja Tune)

L'ultima dolce scommessa della Ninja Tune prodotta da Simon "Bonobo" Green.

7/10

Highlights: Draw the stars, Daydreamers, Something in the silence, X.

1.12.2011

Trentemoller - Into the great wide yonder (2010, In My Room)

Morricone sotto effetto di allucinogeni spedito nello spazio.

7.5/10

Highlights: Sycamore feeling, Shades of marble, Even though you're with another girl, Neverglade, Tide.

1.11.2011

Le Luci Della Centrale Elettrica - Per ora noi la chiameremo felicità (2010, La Tempesta Dischi)

Riecco Vasco Brondi con le sue metriche dissestate e le sue rime ardite, i suoi flussi di coscienza e le sue metafore crude, la sua poesia metropolitana postmoderna e il suo pessimismo ostentato. Le connessioni con "Canzoni da spiaggia deturpata" e "Cosa racconteremo di questi cazzo di anni zero" sono tanto evidenti da risultare a tratti scontate: c'è la stessa donna per cui vale la pena fare rifare l'asfalto affinchè torni (dall'estero?), c'è il deserto che avanza ("le piazze sono vuote, le piazze sono mute"), ci sono le fabbriche lunghe come l'orizzonte e troppo malinconiche. Ci sono organi che imbrattano le pareti, occhi in vendita e capelli lunghissimi, decolorati e sporchi ("che sono fili scoperti, che sono nastro isolante"). C'è sempre lo stesso schifo d'amore che porta a dichiarazioni tipo "Ti avrei portato a nuotare dove affondano le petroliere". Ci sono guerre, raid aerei, fucilazioni e bombe al fosforo. Ci sono sogni che sfioravano e sfondavano i soffitti, distrutti dai licenziamenti delle grande aziende e dalle fregature delle compagnie telefoniche (che si arricchiscono con le nostre conversazioni serie?). Anche se gli argomenti trattati sono decisamente prevedibili, la dialettica e l'intonazione di Brondi è sempre efficace e a suo modo disturbante (nel senso buono del termine). Purtroppo musicalmente quando va bene vengono ricalcati pedissequamente gli schemi dell'album di debutto (vedi accordi e ritmica di "Cara catastrofe"), mentre quando va male si fa più di un passo indietro, con orchestrazioni invadenti e melodie inesistenti. Certo, quello che più conta in un disco come "Per ora noi la chiameremo felicità" non è certo la musica, che presa da sola ha un valore di puro sottofondo; ma è inutile negare che considerando il potenziale di fantasia di Vasco ci si aspettava qualche variazione in più sugli ormai stratriti temi.

6/10

Highlights: Quando tornerai dall'estero, L'amore ai tempi dei licenziamenti dei metalmeccanici, Anidride carbonica, Le ragazze kamikaze.

1.09.2011

Timbaland - Shock Value II (2009, Interscope)

Se l'airplay e gli spot pubblicitari hanno reso inascoltabile "If we ever meet again" non c'è da stupirsi: il featuring con Katy Perry rappresenta l'unica caduta di stile del secondo disco di Timothy Mosley, aka Timbaland. E la colpa - è bene sottolinearlo - non è della divetta, bensì del nostro Timothy, responsabile di essersi lasciato ingolosire da una tentazione pop che in questo caso puzza un po' troppo di denaro facile. Perchè lo sanno tutti che lui il pop ce l'ha nel sangue, e che è uno dei pochissimi produttori che quando ci mette la firma fa la differenza sempre e comunque; perchè dunque sprecare tempo con un brano scontato come "If we ever meet again" quando vengono fuori delle cose stupende come "Carry out", "Say something" e "Morning after dark" in modo naturale? Secondo le leggi del mercato (e anche quelle del buon senso) un singolo dovrebbe rappresentare l'album; fortunatamente non è questo il caso di "Shock value II".

7.5/10

Highlights: Carry out, Lose control, Say something, Morning after dark, Ease off the liquor, Undertow.

1.03.2011

Shout Out Louds - Work (2010, Bud Fox / Vertigo)


Dopo lo splendore di un disco come "Our ill wills" - tanto bello quanto cupo - sembra che un po' di luce sia filtrata attraverso le finestre degli svedesi Shout Out Louds; te ne accorgi dal fatto che confondi più difficilmente la voce di Adam Olenius con quella di Robert Smith o dall'energia positiva dei due ottimi brani che aprono "Work". A lvello tecnico e di arrangiamento appare chiara la presenza di un approccio più studiato e meno immediato rispetto ai lavori precedenti, cosa che porta con sè difetti e pregi: si sente la mancanza dell'approccio emozionale che aveva caratterizzato brani come "Parents livingroom" e "Impossible", ma episodi come "Fall hard" e "Walls" sono frutto di un'evoluzione tutt'altro che condannabile e che fa ben sperare soprattutto in ottica futura.

7.5/10

Highlights: 1999, Fall hard, Walls, Four by four, Moon.

1.02.2011

Vampire Weekend - Contra (2010, XL)

Più le ricette sono complicate e più è arduo creare qualcosa di omogeneo e concreto. Se poi il risultato appare anche in un certo senso "accessibile" probabilmente c'è di mezzo una formula magica. "Contra", il secondo disco dei Vampire Weekend, mischia generi, approcci e sensazioni senza ombra di indugio, e fila dritto e veloce lasciandoti impietosamente indietro. Ascolti "White sky", ma stai ancora pensando a "Horchata". Batti il piedino al tempo di "Holiday", ma ti interroghi sulla precedente "White sky". Ti immergi nelle atmosfere sognanti di "Taxi cab", ma il tuo cervello rimane impegnato nella difficile opera di decodificazione dei deliri di "California english". E dire che a tratti tutto sembra così semplice, così naturale; in realtà ogni pezzo è un puzzle che ti fa venire il mal di testa, e per i primi ascolti la digestione è resa difficile dalla mancanza di punti di riferimento, da ritornelli che vanno e vengono senza una struttura prevedibile, da rime ostiche e parole che non sei abituato a sentire. Quando però familiarizzi con i singoli brani e riesci a vedere il quadro completo ti accorgi di quanto "Contra" sia un album a dir poco unico.

9/10

Highlights: Tutto.

12.27.2010

Black Mountain - Wilderness heart (2010, Jagjaguwar)

Classic rock con tendenze hard e inserti psichedelici da manuale. Inebriante.

8/10

Highlights: The hair song, Old fangs, Radiant heart, Buried by the blues, Wilderness heart, The space of your mind.


12.24.2010

Plan B - The defamation of strickland banks (2010, 679 Recordings / Atlantic)

Ben Drew fino a poco tempo fa doveva la sua notorietà ad un disco hip-hop del 2006, intitolato "Who needs actions when you got words". Intorno alla fine del 2009 annunciò che il suo prossimo album sarebbe stato un concept soul, e giusto per confondere ulteriormente le idee lanciò un primo singolo ("Stay too long") pop-rock condito da cori, parti cantate in falsetto e una linea rap molto inglese. Ebbene, la spina dorsale di "The defamation of strickland banks" è decisamente soul, e di una qualità sorprendentemente elevata; il successo è stato tale che alla 679 Recordings non importa più niente delle doti di rapper di Ben. Ma lui se ne frega, constata candidamente che voleva fare un album soul e l'ha fatto, che lui l'hip-hop non lo molla (è pronto a promuovere da solo il suo nuovo "The ballad of Belmarsh") e che il prossimo disco che farà sarà reggae, o forse dubstep. Lasciamogli fare tutto quello che vuole.

8.5/10

Highlights: Love goes down, Writings on the wall, She said, Hard times, Prayin', Darkest place, Free, I know a song.

12.22.2010

12.17.2010

Daft Punk - Tron:Legacy (Original Motion Picture Soundtrack) (2010, Walt Disney Records)

Correva l’anno 1982, e nelle sale cinematografiche usciva un film prodotto da Disney intitolato Tron. Trama, ambientazione e realizzazione tecnica (alla quale collaborò un allora giovanissimo Tim Burton) erano qualcosa di molto “avanti” per i tempi, tanto che la pellicola viene oggi ricordata come la prima a diffondere in maniera concreta il concetto di realtà virtuale. Si parla di 28 anni fa. Ma prima di tornare al nostro 2010 è necessario fermarsi esattamente a metà strada. Nel 1996 esce un singolo che lancia una nuova band, denominato Da Funk. Il duo, composto dai francesi Thomas Bangalter e Guy De Homem-Christo, si rivela fin da subito come una grande scoperta nel mondo della musica elettronica, riuscendo a fare convivere suoni d’avanguardia e appeal pop come poche volte è successo nella storia. Stiamo parlando dei Daft Punk, naturalmente. Come se non bastasse il sound sconvolgente, Guy e Thomas si fanno notare anche per la stravagante idea di non farsi fotografare dalla stampa se non travestiti da robot, e di li a poco gireranno un video (quello di Around The World) che ancora oggi rimane qualcosa di unico e intoccabile. Il link è servito: tra coincidenze matematiche, impostazione culturale e attitudine futuristica è un attimo associare il film alla band, e la scelta di affidare la colonna sonora del sequel di Tron ai Daft Punk appare la cosa più giusta e imperscrutabile del mondo. E di colonna sonora a tutti gli effetti si tratta: 22 brani che accostano sezioni d’orchestra ai proverbiali suoni sintetici che da loro ti aspetti. E per l’occasione Bangalter e De Homem-Christo mettono finalmente in mostra in modo chiaro e inequivocabile la loro abilità di veri musicisti – aspetto che per ovvie ragioni era fino ad oggi passato in secondo piano visto il successo ottenuto attraverso la loro magica arte di scolpire il suono. E allora niente cassa in quattro, niente compressione in sidechain (quell’effetto risucchio che abbiamo apprezzato in One More Time, che inaugurò un metodo di lavoro di cui ora si fa largo (ab)uso in ambito dance), niente voci che urlano come chitarre elettriche distorte. In Tron: Legacy c’è spazio per adagi, notturni e temi dai tratti epici, drammatici e commoventi; il tutto ovviamente avvolto dalla produzione dannatamente geniale di quei due. Di quei due musicisti, per chi non se ne fosse ancora accorto.

8/10

Highlights: Tutto.

12.07.2010

Major Lazer - Guns don't kill people..lazers do (2009, Downtown music)

Soltanto il genio di due produttori fuori dalle righe come Diplo e Switch poteva partorire la storia di Major Lazer, soldato giamaicano che ha perso un braccio in una guerra segreta contro gli zombie nel 1984. E' una storia di bassline, compressioni estreme, effettistica dub spinta e quintalate di energia. Boombastico.

7.5/10

Highlights: Hold the line, When you hear the bassline, Can't stop now, Mary Jane, Bruk out, Pon de floor.

12.06.2010

Trent Reznor & Atticus Ross - The social network (2010, The Null Corporation)

Stralci di melodie radioattive.

7/10

Highlights: Hand covers bruise, In motion, Intriguing possibilities, Eventually we find our way, In the hall of the mountain king, On we march, Soft trees break the fall.

12.05.2010

Cheryl Cole - 3 words (2009, Fascination)

Il pop con evidenti influenze trance sdoganato da personaggi come Timbaland e Will.I.Am. (qui in sala di regia).

7/10

Highlights: 3 words, Parachute, Fight for this love, Rain on me, Make me cry.

12.01.2010

Brandon Flowers - Flamingo (2010, Vertigo)

Il debutto da solista della voce dei Killers, coadiuvato da Stuart Price, Brendan O'Brien e Daniel Lanois. Pulito (forse troppo) dal punto di vista della produzione, manca di varietà e ispirazione nella scrittura, configurandosi di conseguenza come un semplice accompagnamento alla discografia dei Killers, niente di più.

6/10

Highlights: Welcome to fabulous Las Vegas, Hard enough, Jilted lovers and broken hearts, Crossfire.

11.30.2010

The Count & Sinden - Mega mega mega (2010, Domino)

Party-music compressa all'ennesima potenza.

7/10

Highlights: Do you really want it, Hardcore girls, Elephant 1234, Hold me, Mega, Llamamè.

11.27.2010

My Chemical Romance - Danger days: the true lives of the fabulous killjoys (2010, Reprise)

Fatevi un favore: ignorate il primo singolo estratto dal nuovo album dei My Chemical Romance. Se doveste commettere l’errore di giudicare Danger Days sulla base di quella serie di scontati “Na na na” vi perdereste il bello. Già che ci siamo, forse è opportuno mettere da parte anche le divagazioni disco espresse in brani come "Planetary (go)" e "The kids from yesterday". Dopo avere trascurato queste incertezze mettetevi comodi e godetevi la conferma definitiva di quanto la musica di Gerard Way e soci non sia un affare esclusivamente da adolescenti. Perché tutto ciò che c’era di buono in quel compendio di energia ed ispirazione intitolato "The black parade" ritorna con un’altra maturità artistica. C’è la disinvoltura pop di pezzi come "Save yourself, I’ll hold them back" e "Sing", c’è la stilosa teatralità di "The only hope for me is you" (che oltretutto dimostra come i ragazzi sappiano implementare sapientemente le contaminazioni dance messe in discussione poche righe fa), c’è l’intensità emotiva di un lento come "S/C/A/R/E/C/R/O/W". Ma soprattutto c’è "Summertime", quello che proprio da loro non ti aspetti, nonostante abbiano sempre citato i Cure tra le loro influenze principali.

7.5/10

Highlights: Bulletproof heart, Sing, The only hope for me is you, Save yourself I'll hold them back, S/C/A/R/E/C/R/O/W, Summertime.

11.26.2010

Skream! - Outside the box (2010, Tempa)

Il secondo disco di Oliver Dene Jones non incide - ma forse non può incidere - come "Skream!", prezioso tassello che nel 2006 aprì le porte della melodia ad un fenomeno ultra-dark come il dubstep. In "Outside the box" il talento di Londra si prende alcune libertà più che giustificate, aprendosi a suoni che appartengono ad altri mondi (in particolare electro e trance) e così imbastardendo ulteriormente il suo stile - già meticcio per definizione. La messa a fuoco ne risente: la testimonianza più evidente è il featuring con La Roux ("Finally"), che non riesce a bissare lo splendore del remix di "In for the kill"(mezzo capolavoro e hit crossover nel 2009).

7/10

Highlights: 8 bit baby, Where you should be, How real, I love the way.

11.24.2010

N.e.r.d. - Nothing (2010, Star Treck Entertainment / Interscope)

Il verbo funk, l'inclinazione soul e la vena sperimentale di Pharrell Williams e Chad Hugo a quasi dieci anni dalla formazione dei N.e.r.d. sono intatti più che mai. L'arrangiamento di "Hypnotize u" ricalca i tratti di "Drop it like it's hot", con il suo algido minimalismo tecnologico che si contrappone a vocalizzi in stile Prince. "Help me" ruba un po' da Nine Inch Nails e un po' dai Doors senza farsi troppi problemi e il risultato è una goduria per le orecchie. Il singolo "Hot-n-fun" è quanto di meglio si possa ascoltare in un programma radiofonico, senza dubbio. L'impatto è riservato a questi brani e agli altri numeri più up-tempo (la buona "Sacred temple", la meno buona "I wanna jam" e l'insipida opener "Party people"), mentre altrove sono necessari diversi ascolti per apprezzare a fondo le intenzioni del duo, capace di continuare ad osare laddove altri avrebbero più semplicemente cavalcato l'onda.

7.5/10

Highlights: Hypnotize u, Help me, Victory, Nothing on you, Hot-n-fun, It's in the air, Sacred temple.

11.22.2010

Morcheeba - Blood like lemonade (2010, PIAS)

C'erano una volta i Morcheeba, band capace di diffondere il verbo del trip-hop smussandone gli angoli e contribuendo a farlo emergere dal pantano dell'underground. Poi un brutto giorno Skye se ne andò, e niente funzionò come prima (anche perchè "Fragments of freedom" aveva sacrificato un po' troppa anima in favore delle luci della ribalta). Da allora solo dischi anonimi ("Charango", "The antidote" e "Dive deep"). Ora, come da bollino che strilla in copertina, Skye è tornata; ma questo non basta per ravvivare una formula stantia e piatta, che aveva un senso più di dieci anni fa, non oggi. Come se non bastasse, a livello prettamente melodico il confronto tra i nuovi brani e pezzi come "Trigger hippie" o "The sea" non potrebbe reggere nemmeno con tutta la buona volontà del mondo. Come diceva Phil Collins: "You can't turn back the years".

5/10

Highlights: Crimson, I am the spring, Beat of the drum.

11.20.2010

Weezer - Hurley (2010, Epitaph)

L'insostenibile inerzia di Cuomo e soci.

6/10

Highlights: Memories, Ruling me, Trainwrecks.

11.19.2010

Booka Shade - More! (2010, Get Physical)

Da Walter Merziger e Arno Kammermeier ti aspetti un brano come "Teenage spaceman": quell'incrocio perfetto tra techno e house, con la ritmica percussiva che va a compensare il movimento lento dei synth che si aprono e chiudono in un viaggio dove i quattro quarti ci sono ma non vengono mai esasperati. Al limite si sfora in "L.A. tely", dove i quattro quarti si trasformano in sei ottavi, ma la ricetta regge sempre che è una meraviglia. Ti aspetti anche la deep-house di "Divine", la vibra old-school di "This is not time", o un pezzo a metà strada come la ben riuscita "Bad love". Il lato più "Claude Von Stroke" del duo viene fuori in "Havanna sex dwarf" e "Scaramanga", pezzi ispirati di ottima fattura. Il resto riempie il disco, senza però cadere nel brutto (ma nel banale si).

7/10

Highlights: Havanna sex dwarf, Teenage spaceman, Divine, Scaramanga, L.A. tely, Bad love.

11.18.2010

11.10.2010

The Xx - Xx (2009, Young Turks / XL)

Solitarie note di chitarra immerse in lunghi riverberi, sussurri delicati e dolorosi, bassi composti, batterie educate e un alone misterioso che provoca i brividi senza approfittarsene e sforare nella malinconia patetica e fine a se stessa. Tradotto: come essere minimali e semplicemente brillanti.

8.5/10

Highlights: Vcr, Crystalized, Islands, Shelter, Infinity, Night time, Stars.

11.08.2010

Sade - Soldier of love (2010, Rca / Epic)

Tonnellate di delicatezza gestite con classe.

8/10

Highlights: The moon and the sky, Soldier of love, Babyfather, Be that easy, In another time, Skin.

10.30.2010

Tim Exile - Listening tree (2009, Warp / Planet Mu)

Genialità a servizio della melodia o viceversa? In entrambi i casi "Listening tree" è talmente brillante che a tratti diventa inevitabile chiedersi come faccia Tim Shaw a concepire certi passaggi ritmici che sfidano la matematica non rinunciando alla forma canzone. I suoni sintetici e le drum machine si rincorrono in swing spinti all'estremo, gli arrangiamenti cambiano faccia con una velocità spaventosa, il concetto di pattern muore al cospetto di esperimenti e improvvisazioni e tutto si fonde in un'estetica pop astratta e personalissima.

9/10

Highlights: Tutto.

10.27.2010

Maroon 5 - Hands all over (2010, A&M Octone)

Il bello e il brutto della stragrande maggioranza delle commedie romantiche è che nel momento in cui cominci a guardarle sai perfettamente come andranno a finire. Ecco, i Maroon 5 sono un po’ le commedie romantiche della musica pop degli anni zero. Così compri online il loro nuovo disco (perché va bene il romanticismo, ma non credo che esistano ancora delle anime talmente romantiche da utilizzare gli antichi lettori compact disc) e fai doppio clic sul pezzo uno ("Misery"), che naturalmente è anche il primo singolo. Bello. A suo modo funky. Dieci secondi di intro e poi bando alle ciance, stiamo facendo del pop qui. Al secondo trentatré arriva il primo ritornello, e accade che dopo la frase “I am in misery” non solo sai già che Adam Levine dirà “There ain’t nobody who can comfort me”, ma lo potresti già intonare alla perfezione. Le note di "Never gonna leave this bed" lasciano poco spazio a scommesse ardite: se non sarà il secondo singolo sarà il terzo, ma comunque in radio prima o poi ci finirà. Brano dopo brano, la sensazione di familiarità si fa sempre più intensa; in "Hands all over" non c’è la benché minima sorpresa, e se i Maroon 5 avessero scritto in passato qualcosa di fondamentale per la musica sarebbe pure un bene. Ma non l'hanno fatto, e non sarà certo per questo disco che un giorno verranno ricordati - semmai dovesse succedere.

5/10

Highlights: Give a little more, I can't lie, Get back in my life, Runaway.

10.25.2010

Klaxons - Surfing the void (2010, Polydor)

Non si odono sirene. Non ci sono cover di pezzi storici di Paul Oakenfold. Di quella parziale attitudine dance che aveva caratterizzato "Myths of the near future" è rimasto poco o niente. Oltretutto la manfrina del New Rave è morta e sepolta da un pezzo. E allora come si può descrivere oggi la musica dei Klaxons? Facile, togliendo (finalmente) quella patina discutibile di hype che li ha accompagnati fin dal debutto e tornando alla realtà: sono semplicemente una band indie che suona con tanta energia. Limpido il tocco in regia di Ross Robinson (il produttore di Slipknot e Korn), che stressa ogni particella di aria disponibile con una compressione talmente spinta che spesso e volentieri fa rima con distorsione, conferendo al disco un impatto sonoro decisamente violento – che fatalmente a tratti diventa impegnativo.

6.5/10

Highlights: Echoes, Surfing the void, Venusia, Flashover, Future memories.

10.11.2010

Gil Scott-Heron - I'm new here (2010, XL)

Perché anche nel 2010 la rivoluzione non verrà trasmessa in televisione.

7.5/10

Highlights: On coming from a broken home (Part I), Me and the devil, I'm new here, I'll take care of you, On coming from a broken home (Part II).

10.08.2010

Nancy Elizabth - Wrought iron (2009, Leaf)

Acustico splendore.

7.5/10

Highlights: Bring on the hurricane, Tow the line, Feet of courage, Divining, Lay low, Winter baby.

10.03.2010

Rox - Memoirs (2010, Rough Trade)

Roxanne Tataei e il suo neo-pop-soul dalle potenzialità devastanti rimaste in questo debutto ancora parzialmente inespresse.

7/10

Highlights: No going back, Do as I say, My baby left me, Forever always wishing, Heart ran dry.