4.02.2014

Sohn - Tremors (2014, 4AD)

In fondo all’immenso album di debutto dei Disclosure – due ventenni che sono riusciti a catturare lo spirito della prima house music e a trasferirlo con stupefacente semplicità ai nostri tempi – risplende un brano di un’intensità emotiva spiazzante, intitolato "Help me lose my mind". Tra i tanti remix in circolazione, quello di Sohn colpisce per freschezza e ispirazione. Dietro a questo pseudonimo si cela Christopher Taylor, londinese trasferitosi a Vienna alla ricerca della serenità. Nella testa di Christopher la “solitudine” di Londra è negativa (la sensazione di vuoto che si prova quando ci si sente soli pur essendo in mezzo a milioni di persone), mentre quella di Vienna è positiva (aria fresca e camminate, voglia di scoprire se stessi). In "Tremors" le due solitudini convivono: si alternano come notte e giorno, come buio e luce. Sul piano squisitamente armonico e melodico il disco richiama le intuizioni dei Radiohead (per ovvie ragioni di suono, il riferimento principale è "Kid a") e le traghetta fino all’oggi, fino a James Blake, Jamie Woon e Chet Faker. Lo fa con estrema delicatezza e perfetto equilibrio, diventando così uno splendido manifesto dell’avanguardia pop-elettronica che si sta lentamente (ma inesorabilmente) insinuando nel pensiero collettivo moderno. Nonostante il timbro elettronico domini, sarebbe un delitto considerare Sohn un semplice producer: Taylor è un cantautore contemporaneo a tutti gli effetti. E chi volesse una conferma non deve fare altro che cercare su YouTube il suo unplugged a base di piano e campionatore al Casino Baumgarten di Vienna: i brividi sono assicurati

9/10

Highlights: Tutto.

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