5.08.2009

Stimming - Reflections (2009, Diynamic)

Martin Stimming e il suo minimalismo house solare e percussivo.

7/10

Highlights:
Sunday morning, After eight, Silver surfer, The loneliness, The beauty, The kiss.

5.01.2009

Deadmau5 - Random album title (2008, Ministry Of Sound)

L'esordio fisico di uno dei primi eroi della Beatport generation. Include tutti gli stra-scaricati singoli degli ultimi due anni; si configura come una perfetta arma da club ma regge anche come album per la notevole cura del suono e l'andamento progressive.

7.5/10

Highlights:
Complications, Slip, Brazil, I remember, Not exactly, Arguru.

4.29.2009

Yeah Yeah Yeahs - It's blitz! (2009, Interscope)

Quando si sente parlare tanto di una band è del tutto normale andare a fondo e testare con le proprie orecchie. Talvolta l'hype è giustificato, in altri casi si rimane delusi; i Newyorkesi Yeah Yeah Yeahs fino a ieri appartenevano al settore "band insipide di cui si parla troppo". Non che nei primi due dischi non ci fosse della stoffa, ma quelle piccole illuminazioni (leggi "Maps" o "Cheated hearts") venivano offuscate da una marea di brani che pue basandosi sul citazionismo non trovavano una vera direzione; così, alla fine, sia "Fever to tell" che "Show your bones" sono stati giustamente archiviati con una certa fretta. "It's blitz!" cambia tutto. Anzitutto si registra il raggiungimento di un perfetto punto di equilibrio tra elettrica ed elettronica: per non sprecare parole inutili come new-rave basta ascoltare il primo singolo "Zero" oppure "Heads will roll". Molto rilevante è anche il miglioramento tecnico e di personalità della cantante Karen O: pezzi come "Skeletons", "Runaway" e "Little shadow" mettono seriamente i brividi. Un nuovo punto di partenza?

8/10

Highlights: Zero, Heads will roll, Skeletons, Runaway, Hysteric, Little shadow.

4.27.2009

Milton Jackson - Crash (2009, Freerange)

Barry Christie ha un grande gusto. Sa mischiare house e techno come pochi, e la prova prima e più eclatante è la traccia che apre il suo secondo album, "Ghost in my machine": riff di organetto che riporta immediatamente a Crystal Waters e alla sua "Gypsy woman" datata 1991 con produzione Basement Boys, beat dritto, sub a riempire e interventi Detroit. "Backward disco" è più sporca e istintiva, tanto old-school quanto tremendamente attuale; la title-track fa leva su arpeggi e aperture di pad metallici, "Another fine mess" è una spirale deep avvolgente, la percussiva "The rhythm track" rimbalza con un approccio molto più sfacciato, "Snap crackle" è droga e si contrappone alla successiva solare "Got to hold on". Pezzi come"Orbit 3", "Cycles" e "Mode 3" fanno venire a galla il lato più oscuro e ipnotico del producer di Glasgow, autore di un lp che conferma il suo talento.

7/10

Highlights:
Ghost in my machine, Backward disco, Another fine mess, The rhythm track, Orbit 3, Mode 3.

4.26.2009

Royksopp - Junior (2009, Astralwerks)

Il terzo disco dei due norvegiesi parte senza alcun tipo di preambolo: campione dei Parliament, beat sporco e un riff super-happy a ricalcare quello che è stato il primo brano che li ha resi noti al grande pubblico ("Eple"). Subito dopo un ritmo dichiaratamente 80 e qualche arpeggiatore introducono la guest Robyn; scelta azzeccata e interpretazione perfetta. L'allucinogena "Vision one" accompagna la familiare voce di Anneli Drecker, ed è un'ottima miscela di suoni ruvidi e melodie dolci; "This must be it" è il primo dei due brani affidati allo stile di Karin Drejer, fresca di album solista e sempre sopraffina quando si tratta di creare atmosfere tra il misterioso e il poetico ("What else is there" non si dimentica facilmente). La cinematica strumentale "Royksopp forever" non si chiama così per caso, ma sottolinea le radici classiche nella composizione e di derivazione trip-hop nell'arrangiamento del duo; la successiva "Miss it so much" rimane sulla scia, anche se il movimento ritmico spinge drasticamente sullo swing e c'è una voce impeccabile, quella di Lykke Li. Karin Drejer compare anche nella scherzosa "Tricky tricky" (un follow-up di "49 percent" dato il modo in cui il testo gioca con i numeri), "You don't have a clue" è di una malinconia sublime, "Silver cruiser" spezza con un ritmo lento e fa da interludio per il finale composto dai due pezzi meno convincenti dell'album: la confusa "True to life" e la tediosa "It's what I want". Ma ci vuole ben altro per intaccare il valore di un disco che regge ampiamente il paragone con il perfetto esordio del 2001.

8.5/10

Highlights: Tutto.

4.21.2009

Beyoncè - I am...Sasha Fierce (2008, Sony Bmg)

Sulla profondità del concept che consiste nel dividere il disco in due cd (nel primo pezzi lenti, nel secondo brani ritmati) si può anche discutere. Sulla bravura di Beyoncè Knowles proprio no. Naturalmente l'intero progetto è costruito a tavolino: dopotutto stiamo parlando di una superstar famosa per troppi aspetti che vanno al di la della musica in quanto tale. Tentando l'impossibile gioco di ascoltare questo disco senza pregiudizi spiccano il singolo "If I were a boy" (ad un primo impatto lagnoso, ma mettendoci più attenzione un signor pezzo), l'ottima ballad futuristica "Halo" (condita dagli inevitabili spunti trance sdoganati da Timbaland e Timberlake) e la più classica (Mariah Carey style) "Broken-hearted girl". Il lato dance convince molto meno; si sente la mancanza del funk di quella "Crazy in love" che inaugurò nel migliore dei modi la sua carriera solista sei anni fa o di un qualcosa tipo "Deja vu" dal secondo album "B-Day". "Single ladies (put a ring on it)" fa troppo poco per essere un singolo di una regina del pop, "Radio" è cheesy oltre i limiti consentiti dalla legge, l'hip-hop noioso di "Diva" non si addice allo stile di Beyoncè, i digitalismi di "Video phone" passano inosservati. Si salva "Sweet dreams", che nonostante l'approccio electro (la cui presenza nell'intero cd è marcatissima e spesso forzata) indovina una melodia vincente.

6.5/10

Highlights:
If I were a boy, Halo, Broken-hearted girl, Sweet dreams.

4.17.2009

The Streets - Everything is borrowed (2008, 679 Recordings)

E con "Everything is borrowed" sono quattro su cinque. Lo storyteller inglese della porta accanto si è stancato del progetto The Streets (problema affrontato nel precedente "The hardest way to make an easy living"), e il prossimo sarà l'ultimo disco. Intanto qui abbandona la durezza degli ultimi tempi a favore di un po' di calma e riflessione, camminando con dignità sulla linea che divide distinzione e prevedibilità.

7/10

Highlights:
Everything is borrowed, I love you more (than you like me), The sherry end, Alleged legends, The strongest person I know, The escapist.

4.14.2009

Lionel Richie - Just go (2009, Island Def Jam)

A giugno saranno sessanta le primavere di Lionel Richie, più della metà delle quali trascorse in attività nel mondo della musica soul e pop che conta (la parola Motown a questo proposito riassume molto bene il concetto). "Just go" è un album composto quasi unicamente da ballad (molto meglio sorvolare sul tentativo dance mal riuscito "Somewhere in London", un vero pesce fuor d’acqua), supportato dalla regia esperta di Antonio “L.A.” Reid, mentore di Toni Braxton e responsabile del successo di gente come Usher, Ciara e Tlc; i duetti con Aliaune Thiam (per gli amici Akon) potrebbero sembrare un espediente per dare un tocco di modernità alla sua scrittura, ma a conti fatti i due brani che lo ospitano non tradiscono intenzioni puramente commerciali. Non ci sono pezzi ammazza-chart, e probabilmente i prossimi singoli faranno la fine del primo (Good Morning), a malapena notato da radio e stampa; tanto basta per consigliare Just Go esclusivamente agli amanti dell’r’n’b più dolce, mentre per gli altri la noia potrebbe incidere in maniera letale sul giudizio finale.

6/10

Highlights:
Forever, Just go, Nothing left to give, Through my eyes, Face in the crowd.

3.24.2009

Kerli - Love is dead (2008, Island Def Jam)

Inciampando nel video di "Walking on air" è facile rimanere affascinati o perlomeno incuriositi da quell’atmosfera a metà tra il grottesco e il fantasy, specchio ineccepibile della colonna sonora che lo accompagna; l’interesse cresce quando si riconoscono delle linee melodiche in marcato stile Bjork che aleggiano su beat minimali alla Timbaland con una pesante influenza Trip-Hop. Singolo a parte, il disco si sviluppa intorno alla bella (ma a tratti inoffensiva) voce della cantante estone, supportata da arrangiamenti solidi che trovano il giusto compromesso tra l’efficacia richiesta dai tempi che corrono e l’attitudine più spregiudicata di fine anni 90. Se esistesse una definizione plausibile di “Alternative Pop” Kerli ci finirebbe dentro di diritto.

7.5/10

Highlights:
Love is dead, Walking on air, The creationist, Bulletproof, Butterfly cry.

3.23.2009

Mr. Oizo - Lambs anger (2008, Because Music)

Nervoso, variegato e punchy come solo Quentin Dupieux sa essere.

8/10

Highlights:
Hun, Z, Cut dick, Two takes it, Jo, Positif, Steroids, Gay dentists, Pourriture 7.

3.22.2009

Antony & The Johnsons - The crying light (2009, Secretly Canadian)

Antony ha il dono. La sua voce è al contempo intensa e leggera, il suo timbro fuori dal normale è controllato da una tecnica solida ma non può prescindere da una forte emotività, la sua capacità di scrivere pezzi di sostanza va sorprendentemente a braccetto con una visione art concettuale. Antony è il passato che ritorna nel presente. "The crying light" una fragile fiaba che da i brividi.

8.5/10

Highlights:
Tutto.

3.05.2009

The Killers - Day & age (2008, Island Records)

Archiviato il mezzo tributo alle radici americane del precedente "Sam's town", la band di Las Vegas si rituffa nelle atmosfere che hanno caratterizzato il meritevolissimo album di esordio "Hot fuss". Il primo indizio viene dall'affidamento della produzione a Stuart Price, che colora d'oro il singolo apripista "Human" proiettandolo nelle classifiche di mezzo mondo attraverso il suo tocco infallibile quando si tratta di fondere con semplicità e mestiere influenze ottanta e rock duemila. Stellare ed esplosivo il crescendo di "Spaceman", altrettanto intenso quello di "A dustland fairytale"; "This is your life" gioca sulla contrapposizione tra un coro fermo e una linea vocale libera di fluttuare nel modo tanto caro al frontman Brandon Flowers. "Neon tigers" è estremamente Queen, mentre delle onde melodiche pericolosamente Doors (ascoltate il finale di "Peace frog") impreziosiscono il ritmo funky di "Joy ride"; "I can't stay" può sembrare banale ma è armonicamente perfetta, "The world we live in" è pronta per essere cantata da uno stadio intero, mentre il finale "Goodnight, travel well" è dilatato e molto ben orchestrato. Un ritorno in grande stile, pop al punto giusto.

8.5/10

Highlights:
Tutto.

2.19.2009

AC/DC - Black ice (2008, Columbia)

Play: suona un riff di chitarra pannato tutto a destra. Con la battuta successiva entrano basso e batteria; pochi secondi ed ecco la voce di Brian Johnson, la stessa persona che nel 1980 cantava "Back in black". Alle chitarre ci sono sempre i fratelli Angus e Malcom Young, fondatori della band intorno al 1973; per chi non avesse voglia di fare i conti si parla di 36 anni fa. Hanno ragione le malelingue quando constatano che spesso gli AC/DC nella loro lunga carriera hanno scritto pezzi o album troppo simili fra di loro; e questo "Black ice" esce a nove anni di distanza dall'ultimo "Stiff upper lip", dimenticato davvero in fretta. Ma quante sono le band con tutti questi anni alle spalle che conservano ancora l'energia dei primi tempi? Quante sono quelle che rimangono fedeli alle loro radici rock'n'roll, vivendolo ed interpretandolo come se l'avessero scoperto ieri? Ma soprattutto, volete farmi credere che nella montagna di musica che ci viene proposta oggigiorno (capolavori e spazzatura, novità meritevoli o mezze verità superpompate) non ci sia spazio per i gloriosi AC/DC? E' giusto guardare sempre avanti, ma senza commettere l'errore di dimenticare il passato. E qui stiamo considerando una band che in passato ha cambiato le regole. Sono ancora vivi e vegeti, quindi la questione non si pone: il ruolo di rispolverare un po' di sano rock'n' roll spetta a loro. Giù il cappello.

8/10

Highlights:
Rock n roll train, Anyhting goes, War machine, Spoilin' for a fight, Wheels, Stormy may day, She likes rock n roll, Rock n roll dream.

2.14.2009

Sofia - Search & destroy (2008, Wild Kingdom)

Talvolta il valore reale di una melodia si nasconde nel mix sotto spessi strati di distorsioni. L'esperimento di Sofia cambia la prospettiva di dodici pezzi arrabbiati che hanno fatto la storia del punk, del grunge e del rock duro, contestualizzandoli in ambito downtempo. Essendo un affare di cover il primo aspetto da considerare è la forza del brani originali; in questo senso la scelta non è scontata, ma ricade sia su veri classici che su qualcosa di più moderno. I risultati sono altalenanti: buone le rivisitazioni di "Boys are back in town" di Thin Lizzy e "Mongoloid" dei Devo, meno incisive quelle di "Homosapien" di Pete Shelley e "Dazed & confused" dei Led Zeppelin, forse perchè a tratti scimmiottano un po' troppo gli originali. "Heart shaped box" dei Nirvana è un suicidio annunciato e non poteva essere altrimenti, "Chinese rocks" di Johnny Thunders e "Pretty vacant" dei Sex Pistols non brillano per originalità nell'arrangiamento. Le chicche sono "Search & destroy" degli Stooges, "No one knows" dei Queens Of The Stone Age, "London calling" dei Clash, "I wanna be your boyfriend" dei Ramones e soprattutto "Everlong" dei Foo Fighters.

7/10

Highlights:
Search & destroy, Everlong, I wanna be your boyfriend, No one knows, London calling, Boys are back in town.

2.11.2009

Late Of The Pier - Fantasy black channel (2008, Emi)

L'estetica electro-punk tanto cara ad Erol Alkan unita ad un istinto progressive; interessante e a tratti spassoso.

8/10

Highlights:
Broken, The bears are coming, Random firl, Heartbeat, Whitesnake, Focker, Bathroom gurgle.

2.10.2009

Sara Bareilles - Little voice (2007, Epic)

Sara Beth Bareilles ha una voce incantevole. E possiede anche quel tipo di attitudine femminile che personaggi come Tori Amos e Sheryl Crow hanno sdoganato intorno agli anni novanta: la figura di una ragazza-donna, mezza ribelle ma con le idee chiare, che scrive i suoi pezzi conscia del proprio talento e non vede l'ora di metterlo in mostra. Catalogare la sua musica nell'ambito pop è logico e doveroso, ma la sua capacità di accennare al blues e al soul la collocano in un livello molto più raffinato e il suo approccio le dona una forte credibilità rock: non è un caso se in passato ha aperto concerti per Mika e Maroon 5, ma anche per James Blunt, Paolo Nutini e Counting Crows. E tutto torna quando nelle note di copertina si scorgono i nomi di Matt Chamberlain (ex-batterista dei Pearl Jam), Chris Chaney (bassista dei Jane's Addiction) e Rafael Padilla (percussionista che negli anni ha lavorato con Gloria Estefan, Jon Secada, Joe Cocker e Celine Dion). Pop eclettico che funziona proprio a meraviglia.

8.5/10

Highlights:
Tutto.

2.08.2009

John Legend - Evolver (2008, Columbia)

Il gusto di sperimentare di Kayne West unito all'impostazione classica di John Legend si traduce in un singolo come "Green light": soul futuristico da ballare sostenuto da un beat spezzato con la partecipazione di Andre 3000. Con "It's over" Kayne e il suo ormai inseparabile vocoder vengono allo scoperto, il cameo di Brandy impreziosisce l'ottima "Quickly", mentre l'inaspettata virata reggae di "No other love" si avvale della collaborazione di Estelle. Le ospitate finiscono qui, ma l'incontestabile talento di Legend è messo in luce anche e soprattutto da pezzi come "Everybody knows", "Cross the line" e "This time"; l'affare da qui in poi (ad eccezione del meritevole finale "If you're out there") si fa leggermente più noioso, ed è un vero peccato.

7.5/10

Highlights:
Green light, Everybody knows, Quickly, Cross the line, No other love, This time, If you're out there.

2.04.2009

Glasvegas - Glasvegas (2008, Columbia)

Basta il primo pezzo per disattivare l'allarme-pacco che entra in funzione automaticamente ogni volta che il nome di una nuova band proveniente dalla Gran Bretagna si fa strada con facilità nel mondo della carta stampata e sulla rete. Echi a salire, distorsioni decise ma non arroganti a creare un’epicità drammatica il giusto e la densa voce di James Allan sporcata da un inamovibile accento scozzese che intona una melodia molto Smiths. Quando a fine brano arriva anche la citazione di Jimmie Davis ("You are my sunshine") l’impressione di avere a che fare con gente che qualcosa ne sa diventa reale, palpabile. Perché sarebbe un errore valutare gli scozzesi Glasvegas unicamente in base ai singoli "Geraldine" e "Daddy’s gone"; ci si perderebbe l’irresistibile riff di "It’s my own cheating heart that makes me cry" (dove viene a galla in modo palese il tocco di Rich Costley in produzione), lo schizzo art-rock Warholiano di "Stabbed" (una poesia recitata sul "Chiaro di luna" di Beethoven), la progressione armonica di "S.a.d. light" e l’etera sospensione di "Ice cream van" a chiudere. Buona la prima.

8.5/10

Highlights:
Tutto.

2.03.2009

Lady Gaga - The fame (2008, Interscope)

"The fame spiega come tutti possono essere famosi. La cultura Pop è arte. Odiare tale cultura non ti rende cool, quindi io l’ho abbracciata con tutta me stessa.”. Questo è il pensiero schietto dell’esordiente Stefani Germanotta, in arte Lady GaGa. Il tributo ai Queen è dichiarato, ma scovare una similitudine, un richiamo o una qualsivoglia correlazione con Mercury e soci è compito davvero arduo. Un altro paio di indizi: la ragazza ha scritto dei pezzi per Britney Spears e Pussycat Dolls, mentre i suoni di “The fame” sono curati da chi ha prodotto gente come t.A.T.u. e Destiny’s Child. Capirete che la missione “entra in classifica almeno con un paio di singoli” è vinta in partenza; sarà molto più difficile, se non impossibile, lasciare qualcosa ai posteri.

5.5/10

Highlights:
Just dance, Lovegame, Poker face, Again again, Boys boys boys.

1.28.2009

Booka Shade - Cinematic shades (the slow songs) (2008, Get Physical)

Che i Booka Shade avessero tutte le carte in regola per creare un album downtempo di un certo spessore lo si poteva intuire. La prova tangibile è in questo "Cinematic shades", dove la già divina "Outskirts" dall'ultimo "The sun and the neon light" risplende anche qui per ben due volte (ottima sia la rivisitazione di Trentemoller che quella degli stessi Booka), dove "Vertigo" viene ritoccata in maniera quasi invisibile perchè andava già bene in versione originale, e dove la versione philly di "Night falls" ad opera di Mr. "Salsoul Orchestra" Larry Gold è una ciliegina sulla torta per palati fini.

7.5/10

Highlights:
Outskirts (Trentemoller Remix), Night falls (Larry Gold's Night Falls Over Philly String Version), Outskirts, Moonstruck, Vertigo, Lost high.