La strada che porta da Oxford e Bristol è lunga un'ottantina di miglia, che tradotto in tempo significa un'ora e mezza di macchina. Musicalmente parlando potrebbero sembrare a un primo sguardo molto più distanti, ma in realtà non è così. Dici "Creep" e il pensiero va automaticamente ai Radiohead e al loro inno generazionale dei primi anni novanta; ascolti "Echoes" e riaffiorano immediatamente sensazioni trip-hop, figlie dello stesso periodo storico. C'è sempre stato un legame tra la band di Thom Yorke e i vari Portishead e Massive Attack; qualcosa di emotivo, e proprio per questo difficilmente tangibile o dimostrabile chiaramente. Lauren Flax e Lauren Dillard da Brooklyn provano a mettere in evidenza questo filo conduttore, con un disco che si avvale di collaborazioni illustri: da Tricky a Lou Rhodes, da Andrew Wyatt a Sia. Pur essendo coerente e lineare, "Echoes" non è un capolavoro: ha i suoi puntini di sospensione e i suoi attimi di smarrimento. Ma in alcuni episodi la lacrimuccia è inevitabile.
7.5/10
Highlights: Vertigo, Days, Call her, Jessica King, Dim the lights.
L'attitudine dei White Lies (alla terza prova) rimane invariata rispetto ai due dischi precedenti; rock sintetico con radici ben piantate nella decade 80.
7.5/10
Highlights: There goes our love again, First time caller, Mother tongue, Getting even, Change.
La differenza tra interpretare benissimo dei brani scritti da qualcun altro e dare alla luce un disco di inediti sta ovviamente nella caratura delle canzoni. Jasmine Van De Bogaerde ha dimostrato con il suo album di esordio di essere un'ottima cantante: ha messo molta personalità nelle cover che ha deciso di proporre. La scrittura di "Fire within" è di certo derivativa, ma può contare su lampi di luce - va detto, disordinati e talvolta acerbi - in grado di farle superare abbondantemente la prima vera prova da compositrice. L'apertura "Wings", per esempio, è una chicca senza tempo stesa su un arrangiamento che profuma di usato sicurissimo. Sulla stessa linea d'onda si piazzano le successive "Heart of gold" e "Light me up", che sembrano quindi confermare le intenzioni pop-rock di Birdy. Dal quarto brano in poi però, la musica cambia in maniera piuttosto netta, prediligendo composizioni molto più intime ("Words as weapons", "Strange birds", "No angel", "Shine") e momenti quasi folk ("Maybe", "All about you", "Dream", "Older"). Pretendere che una ragazza appena maggiorenne abbia già le idee chiare sarebbe troppo: per ora l'ottima notizia è che la voce di Jasmine è a proprio agio sia in contesti semplici e luminosi che in cornici più profonde e cantautoriali.
7.5/10
Highlights: Wings, Heart of gold, Words as weapons, All you never say, Strange birds, No angel, Standing in the way of the light, Older.
In "Move in spectrums" convivono dolcezza e tensione drammatica, spensieratezza e malinconia, leggerezza e profondità; manca un singolo-traino, ma globalmente il sesto disco del trio synth-pop di Brooklyn funziona.
7/10
Highlights: More than, The lead is galloping, Crazy, Somebody who, Let the night win.
A trentadue anni dal debutto discografico i Depeche Mode rimangono un punto di riferimento importante nel panorama del pop intelligente - e lo dimostrano disco dopo disco.
8/10
Highlights: Welcome to my world, Heaven, My little universe, Broken, The child inside, Should be higher, Alone.
Il secondo lavoro della dj austriaca Clara Moto si assesta su ritmi più lenti rispetto all'esordio "Polyamour"; si sente la mancanza di un singolo del calibro di "Silently", ma poesia e gusto rimangono più che mai intatti.
7/10
Highlights: How we live in each other, Hedonic treadmill, In my dream, For all reasons so sad, Holy.
L'elettronica soul di Rafael Ripperton incanta sia quando passa attraverso ritmi house/techno ("She holds my hand", "City lights", "Black wall") che quando sperimenta con arrangiamenti meno clubby ("I don't know", "Spike").
8.5/10
Highlights: I don't know, She holds my hand, Tape hiss, City lights, Black wall, Everytime, For all the wrong reasons, Spike.
Bando all’ingenuità: nel 2013 può capitare di svegliarsi una mattina, aprire I-Tunes e scoprire che nottetempo è comparso il nuovo album di una popstar. Potrebbe forse fare strano l’assenza di cinguettii, teaser e tutta quella roba buona per riempire i blog, ma andiamo: se ti chiami Beyoncé e ti comporti così sai già che non corri alcun rischio, perchè dall’istante in cui il tuo album sarà esposto sugli scaffali virtuali la pubblicità verrà da sé, a costo zero. Ma se hai la fortuna di poggiare il tuo culetto d’oro sul trono del pop e oltre a mettere in pratica questa strategia mi sfoderi un disco che osa, allora hai tutta la mia stima.
La tracklist del quinto lavoro in studio di Mrs. Carter è orfana di tracce banalmente destinate alla pista da ballo: non c’è una "Single ladies" o una "Run the world", ma nemmeno una più raffinata "Love on top". Il pezzo dai contorni più danzerecci è "Blow", un electro-funk scritto insieme al trio Timbaland /Justin Timberlake/Pharrell Williams. E non è tutto: fatta eccezione per "Heaven", mancano anche le ballad classiche in stile "Irreplaceable" o "If I were a boy".
L’intero disco segue una precisa scelta minimalista (ultra-dettagliata) e futuristica (grazie all’ampio utilizzo di suoni artificiali), predilige atmosfere rarefatte e arrangiamenti spiazzanti e infila interludi dal sapore concettuale (con tutti i limiti del caso). Così il beat reggaeton di "Xo" si confonde in mezzo a pad e cori, "No angel" gioca con lo spazio e dosa interventi di violini sintetici e tastiere anni 80, "Partition" passa da ritmi hip-hop a linee di basso che appartengono alla deep-house e "Flawless" punta sul contrasto freddo/caldo dato dalla contrapposizione dei suoni quasi 8-bit con la voce della prorompente Texana. I cameo di Drake e Frank Ocean (la crema dell’hip-hop moderno) non colpiscono granchè: a svettare sono piuttosto le vibrazioni soul di "Pretty hurts" e gli sperimentalismi della splendida "Haunted", che aprono come meglio non si potrebbe un disco con due palle così.
Thomas Mullarney e Jacob Gossett da Brooklyn esordiscono con un disco di nostalgico pop sintetico: la partenza è ottima, ma l'entusiasmo si esaurisce in fretta e "Bring you back" diventa l'unico momento da ricordare davvero. 6/10 Highlights: Bring you back, Between the waves, Headlights.
Il debutto dei newyorkesi Lizzy Plapinger e Max Hershenow contiene i semi di una scrittura che deve ancora esprimersi in tutto il suo potenziale - ma brani come "Hurricane" e "Fantasy" fanno ben sperare.
7/10
Highlights: Hurricane, Fantasy, Dark doo wop, Twenty seven, No trace.
Il fatto che la produttrice cilena Alejandra Iglesias si fosse presa una pausa per approfondire lo studio di pianoforte, chitarra e canto autorizzava a pensare che il nuovo disco potesse contenere più "canzoni" che "tracce"; ma un cambiamento così radicale era imprevedibile. Dinky non è più una producer techno incline a sperimentazioni: ora è una musicista a tutti gli effetti. E "Dimension D" risplende di quell'ispirazione che solo una grande curiosità e una focalizzata voglia di superare i propri limiti possono indurre.
7.5/10
Highlights: Measures, Xanex, Falling angel, Blind, Almonds, La noche.
L'unione coniugi Reznor / Atticus Ross / Rob Sheridan da vita a un disco spigoloso, fatto di melodie sospese (il più delle volte inconcludenti) e architetture elettroniche astratte.
6/10
Highlights: Ice age, On the wing, Too late all gone, How long?, We fade away.